Soft power

Soft Power -Un approccio magnetico alla pratica – Wendy Palmer

In Aikido e in altre arti marziali la pratica incoraggia fiducia, forza e consapevolezza, ma per essere persone complete abbiamo bisogno di più.
Abbiamo bisogno di imparare a relazionarci col mondo senza dominarlo o esserne dominati.

La nostra fiducia marziale può darci forza personale ma è avere il cuore aperto, l’intenzione e la capacità di proteggere e includere l’attaccante che ci permetterà connessione e valorizzazione.

Il cuore aperto ci da la possibilità di trascendere il nostro istinto di sopravvivenza. L’elemento della compassione cambia la frequenza del campo condiviso. La compassione ha una forza piuttosto diversa dalla forza muscolare; non è solo aperta e inclusiva; ha anche come una lama che può tagliare via le reazioni istintive e quanto non è necessario.

La spada della compassione è la spada che dona la vita. Allo stesso modo in cui un albero viene potato per tagliare via rami inutili e malati, la spada della compassione penetra attraverso i nostri istinti di sopravvivenza permettendoci di far emergere e raffinare le nostre qualità artistiche.

L’Aikido mi ha portato oltre la sopravvivenza e ha condotto i miei incontri al livello di arte. L’arte è magnetica e si appella alla parte di noi che anela ad andare oltre la sopravvivenza e la paura della separazione per raggiungere la consapevolezza della connessione universale.

Per oltre 30 anni ho avuto l’opportunità di testimoniare la mia tendenza alla competizione mentre praticavo in quest’arte non competitiva.
In Aikido riceviamo promozioni dimostrando competenza in tecniche varie e rapportandoci abilmente ad attacchi vigorosi anziché vincendo sul nostro opponente.

Ci sono aspetti della competizione che sono d’aiuto per il nostro spirito e la nostra sopravvivenza. Diventiamo più forti, veloci, abile e più creativi guardando ai campioni come ad un riferimento sforzandoci di manifestare il prossimo livello di abilità.

Ci sono anche aspetti del bisogno di competere che sono d’impedimento e tendono a incentivare aggressione e dominanza. Dominanza e aggressione usati come mezzo per ottenere il controllo di una situazione.

Quando qualcuno mi proietta duramente posso sentire il bisogno di rispondere con una proiezione altrettanto dura. Essere consapevole di questa mia tendenza mi da l’opzione di rispondere diversamente.

Negli anni l’Aikido mi ha insegnato che posso battere una forte energia con un’energia morbida e cambiare la sensazione di scambio. L’energia morbida decrementa l’aggressione e apre la via ad un scambio di energia alla pari.

Questo è importante perché se il mio partner è il doppio di me è improbabile che potrò vincere o dominare l’interazione. Vincere su qualcuno è diverso che condividere i movimenti universali con quella persona.

Sono arrivata ad essere più interessata all’approccio magnetico di rapportarsi ad un attacco. Usando il magnetismo si coinvolge e sviluppa una sensazione di energia chiara e fluida contenuta nella forma o nella forma di una tecnica.

La chiave è essere capaci di focalizzare maggiore attenzione su sensazione e forma del proprio movimento anziché sulla velocità e la forza di chi attacca. Più ti concentri su questo e godi della sensazione del tuo movimento, più forte sarà l’attrazione magnetica verso quel movimento.
Così, l’energia dell’attaccante è attratta nel tuo flusso.

Tuttavia, se la tua mente esita, si trasmette all’attaccante, e questo piccola caduta di attenzione può essere utilizzata per condurre la tua energia nell’attacco invece di condurre l’attaccante nel tuo flusso di energia.

Se si interrompe la capacità di una risposta magnetica, l’unica alternativa è tentare di controllare l’attacco. Molti di noi non amano la sensazione di essere controllati. Quando mi sento controllato, la mia tendenza è diventare aggressiva e trovare un modo di annullare il mio partner.

Viceversa, quando mi sento magnetizzata, sento come se la persona che ho attaccato mi stia invitando nel suo essere e ci muoviamo insieme. Non c’è nulla a cui resistere.

Rispondere a chi attacca con un approccio magnetico sviluppa un potere di persuasione. Poco a poco, impariamo a tollerare l’impatto di un colpo, presa, blocco del polso o proiezione e siamo capaci di rilassarci sotto pressione.

Senza l’intenzione di scappare o controllare, si può invitare l’energia dell’attacco e assorbirla nello spazio o per il ki di chi riceve l’attacco. Quando succede la sensazione è di muoversi insieme come fossimo uno.

Questo modo di connettersi è diverso dall’esperienza di due persone separate, una che controlla l’altra. Con la forza di persuasione esiste solo un’unica energia che si muove lungo lo stesso percorso.

Uno dei più grandi ostacoli all’approccio magnetico è l’auto consapevolezza innescata dal desiderio di avere il controllo. Vogliamo avere la certezza di sapere che la nostra tecnica sarà efficace. Vogliamo sentire di avere il controllo sul nostro partner.

Il desiderio di avere il controllo è la normale risposta di sopravvivenza, ma ciò che amo dell’arte dell’Aikido è come dalla sopravvivenza si muove verso l’universale e ampia prospettiva in cui tutte le vite sono connesse e intrecciate.

Un tale orientamento non è autocosciente. Poiché si riferisce all’aspetto di connessione – quello dello spazio e dell’energia – piuttosto che della persona, non c’è nulla che debba essere osservato.

Tutta la consapevolezza può essere coinvolta con l’energia
del movimento nello spazio, organizzato e contenuto attraverso la forma.
Il risultato è una forza fluida e morbida che gode della bellezza e purezza della forma. Questo tipo di sensazione non solo è bello e fluido, è difficile resistere o controbattere ciò che è efficace secondo una prospettiva marziale.

In fisica esiste una bella parola che descrive la natura di un raggio laser. Si dice che la luce sia “coerente”. Lenti ordinarie possono focalizzare la luce, ma un laser crea un allineamento e un’unità di carattere che va oltre.

Consentendo al corpo di rilassarsi all’interno della forma, la vitalità all’interno e intorno al corpo si unifica e si muove lungo la linea di flusso della forma.

Per unificare il ki abbiamo bisogno di un punto di riferimento, una sorgente o origine che permette al ki di emergere come esperienza tangibile.

In natura la pianta cresce in verticale, mette radici e si estende verso il sole. Anche il corpo umano in natura è verticale. Stabiliamo il nostro centro focalizzando l’attenzione sulla qualità verticale del terreno e la dignità della postura eretta.

Non come un punto, piuttosto come un nucleo di energia che include il corpo intero. Ci possono essere punti lungo il nucleo che provengono da composizioni diverse – per esempio, l’energia dalla mente ha una qualità diversa da quella del cuore o dell’ hara – ma sono aspetti di un unico campo di energia vitale.

È da questo nucleo verticale di energia vitale che estendiamo e includiamo il nostro aggressore invitandole nella nostra linea di flusso. Quando eseguiamo una tecnica l’intero campo scorre lungo la linea della forma.

Cosa implica questo energia gentile e fluida nel modo in cui possiamo vivere le nostre vite? Come possono, comprensione e intuizioni ottenute affrontando nel dojo pressione fisica e attacchi, ispirare il modo in cui interagiamo fuori dal tatami?

Ciò che apprezzo di questo stato di inclusione è che è ugualmente efficace in ambiti marziali, domestici e lavorativi – che può essere uguale o più impegnativo degli attacchi nelle sessioni di pratica.
Alcune persone sono capaci di mantenere calma e sangue freddo sul tatami, ma diventano violenti nel traffico.

Per lungo tempo la mia passione è stata portare i principi che esploro nell’aikido nel mondo che incontriamo quando lasciamo il dojo. Chiamo questa esplorazione Incarnazione Consapevole.

Si tratta di un modello che utilizza i principi dell’aikido e la pratica della consapevolezza per affrontare la sfida di come poter vivere la nostra vita quotidiana con una maggiore presenza, fiducia e compassione.

Questa richiesta ha portato ad alcuni interessanti cambiamenti nel mio modo di praticare aikido. Voglio praticare rimanendo sulla linea così come uscendo dalla linea. Nella nostra vita al di fuori del dojo, “uscire dalla linea” non è il modo in cui vorrei approcciare tutti gli incontri intensi della mia giornata.

Nella Incarnazione Consapevole esploriamo stando fermi e accettando gli altri nel nostro spazio personale. Pratichiamo con una doppia presa al polso applicando pressione e constatando come il riflesso di sopravvivenza pone una barriera per poter controllare la quantità di energia che entra nel nostro spazio personale.

Dal punto di vista delle arti marziali, i confini sono lì per essere messi sotto pressione, con la possibilità di abbatterli e prendere il controllo del mio partner. Se la persona che sto attaccando, tuttavia, accetta la mia energia in un flusso fluido, piuttosto che mettere una barriera, il mio intero corpo si rilassa e perdo il mio desiderio di essere in controllo.

Nell’Incarnazione Cosciente, pratichiamo per aprire il nostro spazio personale e invitare l’energia in arrivo. Questo è possibile perché la persona viene spinta a cambiare la propria identità da quella che chiamiamo la “personalità” a una parte di noi stessi che chiamiamo “centro”.

Molti artisti marziali sanno cosa si prova ad essere centrati. Negli sport si chiama essere in “zona” o in uno stato di flusso. La zona è generalmente descritta come essere spaziosi e fluida.

Credo che quando ci troviamo in “stato di centratura” ci relazioniamo alla situazione dal punto di vista dello spazio esistente piuttosto che alla velocità e alla potenza dell’attacco

Questo ci permette di stare rilassati e sentire come se ci fosse un sacco di tempo. Il nostro obiettivo cambia dall’anticipazione dell’attacco allo spazio in cui l’attacco si muove.

La scienza ci dice che in ogni situazione c’è più spazio che particelle. Relazionandoci con lo spazio, perciò, possiamo cambiare la sensazione dell’interazione.

Quando qualcuno applica pressione al tuo polso puoi pensare a tutto lo spazio nel tuo corpo, allo spazio intorno a te e al tuo compagno. La pressione allora viene dissipata nello spazio.

Se attacco qualcuno che è centrato, sento come se stessi attaccando spazio. Senza confini contro cui andare, non ho un punto di riferimento su cui concentrare il mio attacco.

Insegno questo esercizio come modo per praticare l’ascolto. La spinta è una metafora per la comunicazione.

Diamo a ciò che è stato detto – il contenuto – rappresentato dalla pressione sui polsi, molto spazio su cui poggiare. Il risultato è che la persona parlando/spingendo sente ascolta e si rilassa. Questo apre la porta alla possibilità che possa avere luogo uno scambio genuino e soddisfacente.

Quando spostiamo l’attenzione allo spazio condiviso, è importante distinguere tra essere spaziosi e spaziali. Se siamo spaziali non c’è alcun corpo da ascoltare, e ciò può essere frustrante per chi parla e pericoloso per chi ascolta.

Quando siamo spaziosi la presenza è inclusiva. Invece di una sensazione solida noi sperimentiamo l’interconnessione attraverso un senso di porosità.

In una lezione di Incarnazione Consapevole, immaginiamo che la pressione sia un contenuto negativo proveniente da qualcuno o da una parte di noi stessi. L’idea è di riconoscere la tendenza ad irrigidirsi o a collassare, alzando barriere e scivolando nel controllo e nello schema di difesa.

Ci prendiamo del tempo per esaminare come si organizza lo schema e da dove origina per poter imparare come influire prima che l’impulso si sviluppi.

Ho scoperto, per esempio, che il mio schema di controllo ha origine nel mio plesso solare. Prestando attenzione, sento una leggera contrazione che inizia nella mia regione del plesso solare. L’allungamento dell’area del mio plesso solare inibisce lo schema della “personalità” e mi dà la possibilità di estendere il passaggio a uno stato dell’essere centrato e spazioso.

La ripetizione sotto una modesta pressione sviluppa le fondamenta di uno stato di centratura. Piano piano, posso chiedere di aumentare la pressione per rafforzare l’abilità di recuperare il centro in presenza di una pressione più forte.

Questa pratica dell’Incarnazione Cosciente ci consente di rallentare un’interazione che, nel normale allenamento di Aikido, potrebbe richiedere 1 o 2 secondi. Invece ci prendiamo 5 o 10 minuti per esaminare i sottili cambiamenti di attenzione ed energia che innescano la reazione di sopravvivenza della personalità.

Ci stiamo mettendo sotto il microscopio della consapevolezza per sondare gli strati più profondi di schemi sviluppati da anni e forse generazioni del nostro impulso di sopravvivenza derivante dal nostro cervello rettile. Questo livello di sopravvivenza basa la sua attenzione sulla necessità di combattere o fuggire e, la larghezza di banda della consapevolezza coinvolta, è piuttosto limitata.

Quando passiamo a uno stato di centratura, la larghezza di banda si espande coinvolgendo l’aspetto limbico e neocorticale del nostro cervello. Questa consapevolezza ci permette di attingere ad un aspetto vitale e adattivo del nostro potenziale.

Il risultato è che siamo capaci di processare informazioni che vanno aldilà del livello di sopravvivenza, velocità, distanza e forza. Possiamo anche relazionarci con la consistenza e le qualità dell’energia, nonché all’opportunità del piacere che nasce dall’apprezzamento di una matrice condivisa.

Con la pratica possiamo passare dal vigile guardiano della nostra personalità al custode che alimenta il centro. L’incarnazione Cosciente mi ha permesso di esaminare modelli energetici che attivano stati emotivi e psicologici che ostacolano il riconoscimento del quadro universale. Posso vedere come la mia energia si divide in configurazioni contrastanti rendendomi debole e confuso.

Cambiando il mio schema energetico, posso cambiare il modo in cui sperimento il mondo. Irritazione e ansia sono il risultato di un sistema che è diviso e sopraffatto. La consapevolezza è la chiave che mi consente di riconoscere quando sto perdendo il centro.

Il mio ricordo della grazia e della chiarezza del centro motiva il passaggio dalla consapevolezza all’azione. Riconoscere il modello quando emerge e attivare consapevolmente un processo di centratura può riconnetterci alla nostra natura artistica e compassionevole.

Siamo gradazioni di molecole vibranti interconnesse attraverso lo spazio che condividiamo. Mae Wan Ho, Ph.D all’Open University in Inghilterra scrive, “ L’organismo (umano) è coerente oltre i nostri sogni più sfrenati.
Ogni parte è in comunicazione con ogni altra parte attraverso un mezzo liquido cristallino, dinamico, regolabile, reattivo, che pervade tutto il corpo, dagli organi e tessuti all’interno di ogni cellula…

Il corpo visibile si trova proprio dove la funzione d’onda dell’organismo è più densa. Le onde quantiche invisibili si diffondono da ciascuno di noi e penetrano in tutti gli altri organismi.” [Mae Wan Ho, “L’universo Connesso, “Sì! Un diario dei Futuri Positivi, primavera 2000]

Quando da questa prospettiva di interconnessione sperimentiamo l’interazione diventa ridicolo voler dominare o difendersi da qualcuno. Sfortunatamente non lo facciamo.
In poco tempo, la “personalità‘’ o reazione di sopravvivenza prende il via e ritorniamo al controllo e a difendere lo schema con cui affrontiamo la pressione.

Chiunque ha praticato arti marziali per un certo periodo di tempo riconoscerà che nessuno rimane centrato – così come nessuno rimane in zona. Il punto della pratica è sviluppare la capacità di recuperare il centro nel mezzo dell’azione.

Sono ancora competitiva? Oh si. Le mie tendenze di sopravvivenza sono ancora belle vive in me. La differenza è che non dominano la mia vita come una volta. Ho la possibilità di spostare la mia attenzione e attivare il processo di centratura.

Il modello di centro si organizza intorno ad un nucleo verticale e alla consapevolezza dello spazio. Per un momento non c’è nessun “altro” con cui competere. La compassione sostituisce la competizione. I miei confini si espandono e permeano l’interazione col ki fluido. Il tempo si allunga prima che mi apra all’universo che brilla con la vita ricordandomi che ne siamo tutti parte.

Libera traduzione dell’articolo pubblicato al seguente link:
http://www.integrationtraining.co.uk/…/wendy-palmer-articl…/


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